PPI

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Con la sigla PPI (Pixel-per-Inch, in italiano: pixel per pollice) si descrive la misura della densità di pixel (o risoluzione) di una immagine digitale ottenuta tramite scanner o per mezzo di una fotocamera digitale. La sigla non va confusa con i DPI (Dots per Inch, in italiano: punti per pollice) che invece sta ad indicare la quantità di informazioni grafiche che possono essere restituite da un dispositivo di output come ad esempio lo schermo del computer o la stampante.

Maggiore è la quantità di pixel per ogni linea di pollice, maggiore sarà la qualità dell'immagine o risoluzione.


Nell'esempio che segue è possibile notare la differenza di dettagli tra un'immagine con una risoluzione di 423 pixel per pollici e la stessa immagine invece con una risoluzione di 72 pixel per pollici, entrambe visualizzate alla stessa dimensione:





Provate a distanziarvi dal monitor qualche metro e osservate le due immagini precedenti, vedrete che apparentemente presentano la stessa qualità visiva, pur avendo una densità di pixel diversa; ciò è dovuto all'acutezza visiva dell'occhio umano che si riduce all'aumentare della distanza di visione.


In generale ad una maggiore densità di pixel per pollice quadrato può corrispondere una maggiore qualità di stampa. Si ricorda inoltre che la scelta della densità dei pixel o PPI è strettamente legata alla destinazione d'uso del documento digitale stampato ed alla sua distanza di visione, poiché, l'acutezza visiva dell'occhio umano, cioè la capacità di percepire piccoli dettagli, si riduce all'aumentare della distanza di visione.


Da ciò ne deriva che in linea generale, se la stampa digitale deve essere osservata a pochi centimetri, sarà necessario utilizzare valori PPI uguali o superiori a 300, riducendoli man mano che aumenta la distanza di visione; così, ad esempio, un cartellone pubblicitario potrà avere una risoluzione anche di pochissimi PPI, dato che sarà visionato ad una distanza di parecchi metri.